Storie infinite, infinite storie.

da Nonna Pepper

Eccomi di nuovo a voi a raccontarvi ancora un po’ della mia storia infinita.

Come vi ho detto all’inizio della mia storia, scrivere è prima di tutto terapeutico, serve a tirare fuori ciò che si ha dentro, sia esso bello o brutto, insomma una terapia che aiuta.

Spero la mia storia di conseguenza non vi annoi, sempre che qualcuno abbia voglia di leggere ciò che scrivo.

Dunque, eravamo rimaste alla “pastina in brodo” e al mio diniego alla proposta.

La “pastina in brodo” che a voi sembrerà banale e alquanto balzana come proposta per un incontro tra due “amici” che non si vedono da anni in realtà per noi, era un dettaglio che ci accumunava, lui aveva colto e la proposta era un gesto di tenerezza, protezione, condivisione e chissà poi, cosa…

Ma comunque, me ne ero andata e di conseguenza quell’opportunità era svanita.

Nel mio viaggio di rientro alla mia meta ero felice e analizzavo i dettagli per cogliere quei piccoli particolari che mi permettevano di ossigenare i miei ricordi e di sperare che quell’amicizia di vecchi tempi si potesse consolidare in una” bella” storia.

“Ho tenuto a evidenziare bella, perché di bello in questa storia c’è solo una consolidata e rafforzata amicizia, con una persona fantastica che avevo perso e che, grazie a questa storia da incubo, invece ho ritrovato e quindi posso affermare che, anche dal peggio se si cerca, si può trovare sempre qualcosa di bello”.

Pensavo ai nostri trascorsi, alle nostre storie, ai nostri vissuti ma soprattutto a quando avremmo potuto rivederci.

Sicuramente alcune strane avvisaglie le aveva già manifestate ma io, purtroppo, non le avevo colte o forse, non avevo voluto coglierle.

Le nostre frequentazioni pian piano si intensificarono sempre di più e, praticamente ogni 15 giorni ormai ero di casa a Verona.

I mei pensieri, la mia gioia, la mia felicità erano incontenibili, praticamente vivevo nell’ attesa dell’incontro successivo.

Ogni volta che ci vedevamo era una gioia per entrambi, improvvisamente si ritornava giovani e spensierati.

Avevamo un sacco di cose da condividere, da raccontarci, i mesi trascorrevano e noi continuavamo a frequentarci.

Era dolcissimo e super attento ad ogni mia esigenza, manierato e iper corretto, forse troppo.

Quando ci vedevamo, passavamo il tempo a raccontarci le nostre storie e tanto anche passavamo a ridere.

Io lo facevo ridere, lui mi faceva ridere.

Dopo esserci studiati a vicenda, capimmo una forte attrazione c’era da parte di entrambi, che non era più e solo, una grande amicizia ritrovata.

Era settembre appena iniziato e la stagione sinfonica all’arena volgeva quasi al termine.

Ricordo che un’amica mi chiamò per dirmi che sarebbe andata a vedere l’Aida se volevamo raggiungerli.

Il nostro “Romeo” che aveva assistito alla telefonata prontamente mi disse che se mi avesse fatto piacere, avrebbe fatto in modo di trovare due biglietti.

Questo naturalmente mi faceva sentire una “principessa”, finalmente avevo trovato chi mi proteggeva, chi pensava a me, chi mi dedicava attenzione, chi mi assecondava nei miei desideri.

A me faceva piacere stare con lui, i preziosi minuti erano sacri e non volevo condividerli con nessuno se non, con lui.

Ecco qui mi vorrei soffermare e ponderare con voi.

Anche a voi è successo di rimanere colpite dai modi e di esservi lasciate sedurre?, e quanto questo vi può indurre a crearvi dei film che vi portano a travisare la realtà?

Io mi sono sentita tanto Cenerentola, capitato anche a voi?

Aspetto di avere vostre opinioni.

A presto, allora la vostra Pepper.

Lascia un Commento

Potrebbe interessarti anche